Se una notte d’inverno un viaggiatore ad Asakusa…

100° Articolo: Una breve e disordinata Ode al Giappone.

In Giappone accede sempre così, quando il cielo inizia a rosseggiare penso sempre ai bagni pubblici e al sakè. Oramai ogni volta che arrivo a Tokyo finisco sempre ad Asakusa, o molto vicino. Asakusa è stimolante, si mangia bene, si beve bene, e il quartiere è suggestivo. È necessario schivare la marea umana, e godersi le piccole peculiari nicchie di solitudine e pace. Jakotsuyu è il bagno pubblico più vicino al mio albergo, una decina di minuti a piedi, attraverso Hoppy street, mi infilo in stradine fra sale giochi e ristorantini e arrivo felice al Sanko (Bagno pubblico giapponese, da non confondere con l’Onsen, sotto al quale si trova una fonte naturale di acqua calda).

L’acqua, il vapore, l’atmosfera sempre così quieta, quasi solenne, dei bagni pubblici giapponesi è introvabile da qualsiasi altra parte del pianeta. Qui a Jakotzuyu si trova una cosa strana. In un angolo ci può fare il bagno mentre si viene elettrizzati, lievi scariche elettriche massaggiano il corpo mentre ci si bagna. Ho provato, non è piacevole, almeno per me. Prima di uscire usufruisco della macchina per misurare la pressione sanguigna e i battiti cardiaci, in Giappone si trova anche questo nei bagni pubblici (P.S. Massima 130 minima 80, ho una salute di ferro).

Penso sempre a quanto tutti i paesi e tutti i popoli del mondo rischino di sembrare incivili e barbari rispetto al Sol Levante. In un locale ordino sakè e Kushikatzu. Il gestore mi ricorda che si accettano solo contanti. Lo so, vengo spesso in questo paese, mi verrebbe di rispondergli, ma sono troppo rilassato dai fumi e dalle acque di Jakotzuyu. Accenno lievemente con il capo. Poco dopo mi viene servito il tutto. Il gestore mi avverte che posso intingere il Kushikatzu solo una volta nella salsa. Lo so, vengo spesso in questo paese, mi verrebbe da rispondergli. Ma so bene che è facile per uno straniero esser preso per un selvaggio in Giappone, quindi annuisco con cortesia e mi verso da bere, mentre con il pensiero già volo nel sud del paese.

(Quelle nella terza foto sono uova di quaglia in salsa di Miso..notevoli)

Questa gente è maniacale, precisa anche nei momenti di svago e di vacanza, ammesso che questa sia una possibilità per la mente dei giapponesi. A Itzukushima, nonostante il vento e la pioggia, e i daini a passeggio nell’isola, decine di persone fanno la fila, con esemplare accuratezza. Anche dentro il tempio, per farsi una foto perfettamente di fronte al famoso arco, tutti pazientemente attendono il loro turno dietro il pontile. Io non ce la faccio, mi metto di lato, e faccio la foto mentre mi godo lo spettacolo offerto da questa civiltà.

(Nella prima foto ci sono io, di sbieco, ma potete notare nella foto di sottostante i nipponici in fila sul pontile in attesa di farsi riprendere.)

Una curiosità, anche in questa piccola isola al largo di Hiroshima non manca il pub con la birra artigianale locale, nel quale si può anche leggere il trimestrale nazionale dedicato alla bevanda.

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Cala di nuovo la sera, e i miei pensieri ritornano al sakè e ai bagni pubblici. A un’ora di distanza da Kobe posso visitare Arima, centro termale giapponese. Il progetto iniziale era di visitare Tottori, città a Nord di Kobe dove si trova l’unico deserto del paese, e dove si possono cavalcare anche dei dromedari. Dopo pochi minuti di intensa riflessione decido di fregarmene dei mammiferi gibbosi, e mi informo sui trasporti per Arima.

Città piccola, a misura di turista, Arima offre tante piccole e graziose attrattive. Templi scintoisti, viuzze caratteristiche e case dall’inconfondibile stile. Questa località è comunque famosa per l’acqua, essa è il centro del turismo qui. Non solo essa sgorga bollente dalla terra, creando qua e là delle nuvole di vapore che fugacemente appaiono nei vicoli, essa viene anche bevuta e utilizzata per fare una particolare bevanda gassata, che al prezzo di 250 Yen viene venduta ovunque.

(Io, Arima, e la bevenda gassata analcolica)

Ovviamente cerco i bagni pubblici, e il primo che trovo è particolare, gratuito, affollato. Acque di color marrone e odoranti di zolfo scorrono in un rigagnolo nel centro della cittadina. Tutti ci immergono i piedi, e anche io. La temperatura deve essere sui 45 gradi o forse di più. Trattengo a stento un urlo. I nipponici attorno a me sorridono. Esiste comunque anche una ampia scelta di altri Onsen a pagamento, e in uno di essi mi ci fermo un’ora per rilassare muscoli e mente. Mi rincresce non poter fare foto all’interno di questi bagni termali giapponesi, essi sono spesso spettacolari, ma ovviamente non si può correre il rischio di far circolare nucidtà sulle reti sociali, e quindi è strettamente vietato.

(Le prime due foto sono del rigagnolo pubblico, la terza è la porta dell’Onsen, dopo di essa sono vietati i cellulari)

 

Passeggio, mi fermo presso una fontana dove due ragazze mi guardano divertite. Chiedo loro se posso bere l’acqua o se c’è pericolo di morte. Loro ridono e mi assicurano che l’acqua è potabile. Bevo un sorso di fronte a loro e con molta cortesia mi volto per sputarla in una pianta lì vicino. Non è buona. Loro ridono ancora e sono tanto interessate dalla mia persona che mi chiedono se possiamo fare una foto insieme. Una di esse pare proprio gradire la mia compagnia, fossimo stati soli (E non fossi al momento impegnato), le avrei chiesto di bere qualcosa insieme, non quell’acqua certo.

Sempre, ovunque da quando vengo in Giappone trovo birre e Sakè locali, e non riesco mai, dico mai, a resistere. Ad Arima provo diverse cose, ma resto particolarmente impressionato da questo locale nel quale ordino del Maki e del Sakè, entrambi di una qualità che raramente avevo avuto la fortuna di trovare altrove. Ancora più impressionanti sono i gestori di questo ristorante, una vecchietta esile che potrebbe quasi passare per sarda (I lineamenti non sono molto orientali), e qualcuno dietro la cucina che non si vede, ma si sente operare. Questo posto deve essere rimasto lo stesso dagli anni 70, proprietari inclusi.

Anche questa settimana è finita. Mi ritrovo ad Asakusa, è notte e la mattina seguente il mio aereo parte. Le strade sono deserte, i templi risplendono di luce nel buio della sera.”Domani sarò di nuovo a Pechino” ripeto nella mia testa, non è un bel pensiero. Ogni volta che lascio il Giappone penso sempre a quando potrò ritornaci, questo paese non riesce mai a soddisfarmi pienamente, non riesce mai a stancarmi, a saziarmi. Finchè potrò, sempre ci tornerò…

P.S. Dettagli di Asakusa…

 

P.S.S. Dettagli di Arima…

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